I 7 SERGRETI PER RIPRENDERE LA BICI

Partiamo dalle cose essenziali. Dopo aver tolto 30 centimetri di ragnatele che coprono la vostra bicicletta vi accorgerete che le gomme sono a terra e la catena non scorre bene. Ci sono molte cose che è meglio lasciar fare a un meccanico, ma ci sono anche cose che i nostri consigli si possono fare da soli.

Pompa:
Le “gomme” sono formate da copertone e camera d’aria, e la camera d’aria è la cosa che tecnicamente si riempie d’aria quando si gonfiano le gomme della bici. Semplificando, ci sono camere d’aria di due grandi tipi: quelle con la valvola stretta e lunga (la Presta) e quelle con la valvola larga e tozza (la Schrader). Se avete una bici da città o una bici con le ruote da corsa avrete quasi certamente una valvola del primo tipo; se avete una mountain bike (o una bici di Decathlon) potreste avere invece una valvola del secondo tipo. È importante saperlo perché non tutte le pompe per la bici si adattano a tutti i tipi di valvola, e se dovete comprarne una potete scegliere quella giusta per la vostra bici o una che si adatti alle due valvole. Poi dovete scegliere se avere una pompa piccola da portare con voi quando usate la bici o una di quelle più grosse che si tengono a casa o in garage: le seconde sono più efficaci e veloci, ma le prime hanno l’evidente vantaggio di essere trasportabili. Sul mercato ci sono pompe di ogni tipo, fattura, prezzo: questi sono dei buoni punti di partenza, ma ci sono decine di altri prodotti validi.


Se volete una pompa molto piccola la Topeak Micro Rocket è molto valida e costa relativamente poco. Mettete in conto di impiegarci un po’ se dovete gonfiare la ruota da zero (ma non dovrebbe capitarvi spesso) e fate attenzione perché questa pompa va bene solo per le valvole Presta.

La pompa Birzman Velocity è più grande della Micro Rocket, ma ha il vantaggio di potersi adattare sia alle valvole Schrader che alle Presta. Come la Micro Rocket può gonfiare fino alla pressione di 11 bar (molto più di quanto possa servire comunemente) e costa più o meno la stessa cifra.

Se invece volete una pompa di quelle grosse da tenere in casa, la Topeak Joe Blow Sport è una delle più diffuse e apprezzate. Se vi capita spesso di dover gonfiare delle gomme sgonfie del tutto potrebbe essere la scelta giusta, e poi, visto che ha un manometro, vi permette di essere molto più precisi (è importante per prevenire forature o deterioramenti del copertone). Trovate sul bordo del copertone la pressione giusta per la vostra ruota.

 

Riparare una foratura:
Dopo aver comprato una carinissima pompa nuova, potreste scoprire che la camera d’aria della vostra bicicletta non ne vuole sapere di gonfiarsi, oppure che si sgonfia presto. Nel migliore dei casi avete una foratura di cui vi siete dimenticati nel corso dell’inverno, o una di quelle forature così piccole da impiegare diverse ore per sgonfiarvi una ruota (abbastanza da farvene dimenticare se usate la bici solo sporadicamente).

Riparare una foratura è piuttosto facile e utile da imparare se volete fare giri in bici più lunghi sentendovi tranquilli di poter tornare a casa, ma vi serve del materiale:

– questo è un ottimo kit di colla e toppe per riparare camere d’aria forate (meglio non comprare prodotti troppo economici, perché sono poco affidabili);

– questi invece sono degli attrezzi che vi serviranno per farlo più facilmente (sono quasi indispensabili se non avete davvero una grande manualità);


L’alternativa più facile, naturalmente, è cambiare tutta la camera d’aria. Le camere d’aria nuove si comprano in qualsiasi negozio di biciclette per pochi euro:   ogni copertone riporta sul profilo il tipo di camera d’aria di cui ha bisogno (se è un copertone molto vecchio potreste faticare a leggere, e in quel caso potete chiedere al vostro amico ciclista di aiutarvi), poi scegliete qui quello che vi occorre.

 

Olio sulla catena!:
Tra le cose che potreste notare riprendendo la bici dopo diversi mesi (specie se l’avete lasciata all’aperto) è che la catena non scorre come dovrebbe. Se guardandola non la vedete particolarmente arrugginita o sporca (per esempio incrostata di polvere e sporcizia), dovrebbe bastare oliarla per farla ritornare come un tempo, ma in generale oliare la catena è giusto a prescindere. È una cosa che si può fare facilmente da soli e anzi, è una buona cosa da saper fare per prendersi cura di una bicicletta: basta sapere che lubrificante usare e come metterlo.

La prima cosa da sapere è che sulla catena si mette olio, e non grasso: perché il grasso funziona da adesivo per tutto lo sporco che si trova in strada e sulla catena avrebbe l’effetto opposto a quello desiderato. La seconda è che ci sono tantissimi tipi di olio per catena, adatti a ogni possibile utilizzo della bicicletta: ma se ne fate un uso normale, cittadino, esagerando si può limitare la scelta a due tipi di olio, per l’asciutto e per il bagnato.

Se usate la bicicletta in inverno e nella pioggia è una buona idea usare un olio adeguato, che resista meglio all’acqua; in estate si può invece usare un olio meno resistente all’acqua e più efficace. Mucc Off è un’apprezzata marca di lubrificanti (ma ce ne sono diverse valide) e produce tutti e due i tipi di olio: per l’asciutto e per il bagnato.


Non utilizzate dell’olio spray per lubrificare la catena perchè se viene dato in maniera sbagliata una sola goccia può rovinarvi l’impiato frenante.

Queste invece sono delle buone istruzioni da seguire per oliare la catena:

 

Vestiti impermeabili:
È facile farsi scoraggiare dall’usare la bici per il timore di trovarsi in mezzo alla pioggia dall’altra parte della città o durante una gita domenicale. È un timore fondato, ma che con qualche accorgimento può essere ragionevolmente superato.

Per coprivi dall’occasionale pioggerella estiva, un poncho impermeabile è spesso la soluzione migliore: copre il busto e le gambe (in parte) e anche uno zaino se ne avete uno, lascia passare un po’ d’aria così da non farvi bagnare di sudore e poi si piega e si infila velocemente in borsa quando non serve più. Il poncho ha il cappuccio con la visiera e due cordini per regolarlo, utilissimi (anzi, fondamentali) per far sì che quando girate il viso per guadare le auto che arrivano dietro di voi il cappuccio giri con voi e non vi impedisca invece la vista.

Altrimenti qualsiasi giacca anti-pioggia andrà benissimo, a patto che abbia un cappuccio regolabile. Quelle studiate apposta per i ciclisti hanno una caratteristica in più: una patella che scende sul sedere e copre la fettina di schiena che altrimenti si scoprirebbe a causa della posizione chinata in avanti che molte bici costringono ad assumere.

 

Luci, importantissimo!:
Una cosa che molti ciclisti occasionali si dimenticano spesso è avere delle buone luci da usare di sera e di notte. Le luci per la bici si possono dividere in quelle “per vedere” e quelle “per farsi vedere”; se abitate in città, sono le seconde che dovrebbero interessarvi di più. Se ci sono lampioni e altre luci in strada, quello che occorre non è una torcia per vedere dove si va, ma una luce che vi renda visibili ad automobilisti e pedoni. A questo scopo sono sufficienti una luce bianca davanti e una luce rossa dietro. Qualsiasi cosa in più è naturalmente utile.

Come scegliere le luci? Come per molte cose, ci sono decine e decine di modelli diversi per prezzo e qualità. Ci sono quelle che si mettono una volta e si lasciano sulla bici sempre, quelle da montare e smontare ogni volta, quelle in silicone, quelle coi laccetti, quelle con le batterie e quelle che si ricaricano con la porta USB.

Le Cat Eye loop sono delle luci molto valide, piccole, potenti, di buona costruzione. Sono del tipo “che ti  fanno vedere” e di quelle che si smontano e rimontano ogni volta che vi serve. È meno fastidioso di quanto pensiate – hanno un elastico di gomma e un gancetto – e permette di non preoccuparsi dei furti (di queste esiste anche una versione RC, che permette di ricaricare le batterie tramite presa USB).

Una buona alternativa sono queste Sigma: stessa idea, ma con la cinghia in tessuto e il velcro. Se invece volete qualcosa di più potente, questa è ottima: ma richiedono una staffa che si tiene fissa sulla 

bicicletta e sono un po’ più ingombranti quando le smontate.

Cambiando genere, sono molto apprezzate queste luci Reelight con dinamo. Si montano sul telaio delle bici vicino alle ruote, sui cui raggi si monta una piccola calamita che girando tiene accese le luci: sono come quelle che si trovano sui comuni servizi di bike sharing, per intenderci. Molto belle, più costose delle altre, ma non dovete mai preoccuparvi di ricaricarle o cambiare le batterie. A differenza delle vecchie dinamo, inoltre, queste producono molto meno attrito e non fanno rumore.

 

Lucchetto:
La regola che si sente ripetere spesso è “spendere per un lucchetto almeno un decimo di quanto avete speso per la bicicletta”, e se avete comprato una bici nuova può darvi un’idea di quale sia la soglia sotto la quale è meglio non scendere. In generale, però, è bene abituarsi all’idea che i lucchettini flessibili che si vedono spesso in giro sono quasi del tutto inutili e che se non volete rischiare di dover tornare a casa a piedi è bene spendere qualcosa di più la prima volta e comprare un lucchetto di qualità (tenendo comunque a mente che ogni lucchetto può essere tagliato, con un po’ di pazienza o i giusti attrezzi).

Sono diventati popolari negli ultimi anni i lucchetti a “D” (o a “U” o a “N” a seconda di come li guardiate): con differenze di qualità e pesantezza, sono considerati i più sicuri in assoluto per difendervi dai ladri. Il Kryptonite Evolution Mini costa relativamente poco e vi permette di legare la bici a un palo della segnaletica stradale o a una rastrelliera per bici (ricordate di legare il telaio, mai solo le ruote), mentre qualche possibilità in più (alcuni pali hanno un diametro maggiore) la dà la versione più lunga e larga. Altri modelli più costosi della stessa marca o di marche simili sono ancora più resistenti ma anche più pesanti e ingombranti, e vengono venduti con una staffa per attaccarli al telaio della bici. Qualsiasi cosa compriate, comunque, ricordatevi di legare la bici come si deve.

 

Caschetto?:
Sì, no, dipende. Tra i ciclisti si discute spesso della reale utilità dei caschetti: da una parte è indiscutibile che in certi tipi di incidenti avere il casco possa evitare infortuni molto gravi, dall’altra secondo alcuni studi portare il caschetto crea un falso senso di sicurezza negli automobilisti, facendo abbassare la loro attenzione quando manovrano intorno a un ciclista, e nei ciclisti stessi. L’unica cosa davvero importante da ricordarsi a proposito dei caschetti è che non sono la cosa che vi renderà più sicuri quando andate in bici, anzi: ce ne sono molte altre – comportamenti corretti sulla strada, buona manutenzione della bici – che sono decisamente più importanti. Se il caschetto vi può far sentire più sicuri e tranquilli in bicicletta, comunque, non c’è un vero motivo per non metterlo: ma in ogni caso indossatelo nel modo giusto.

I caschetti in vendita in Italia sono tutti omologati e rispettano le direttiva EN1078 in materia di sicurezza: se non avete esigenze particolari potete comprare il casco che vi piace di più, che vi sta meglio addosso (alcune marche hanno forme particolari che potrebbero non aderire bene a quella della vostra testa, e poi bisogna controllare la taglia) e che potete permettervi, perché il prezzo non è così importante. Ce ne sono comunque di diversi tipi e di costi diversissimi: quelli completamente chiusi – un po’ da skater – quelli leggerissimi da corsa o quelli adatti alle mountain bike, per esempio.

Tenendo a mente queste cose, i caschi della Endura, azienda Scozzeze che produce anche abbigliamento, sono ben fatti e sicuri. Il modello Hummvee, tra i più economici, va bene sia in città che per escursioni o cicloturismo, si regola sotto la nuca con un meccanismo semplice e costa 50 euro (questo vuol dire che se lo doveste rovinare accidentalmente, non sarebbe una tragedia).

Molti ciclisti urbani che usano la bici solo per andare e tornare dal lavoro preferiscono invece dei caschi più chiusi e coprenti: principalmente perché fanno passare meno pioggia e meno freddo d’inverno (però si suda di più in estate). Il Limar 360° City, è un buon modello, con un costo contenuto, se invece si può spendere di più si parla molto bene del Limar Velov, che è dello stesso tipo ma con un sistema di ventilazione di cui i produttori si vantano molto.